L'addio al tenente Colombo, angelo non per caso

Quando hanno chiesto a Wim Wenders perché avesse scritturato Peter Falk per il ruolo di se stesso nel “Cielo sopra Berlino”, lui ha risposto con una domanda: avete in mente qualcuno che risolve i problemi meglio del tenente Colombo? Uno così deve per forza essere un angelo. Sul set berlinese in cui era finito per caso, il personaggio Falk si rendeva conto di essere stato un tempo un angelo e di aver abbandonato le ali per precipitare finalmente in quel mondo che aveva osservato fino a quel momento da altezze sovrumane; giovedì sera l’uomo Falk s’è avviato sulla strada contraria.
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Quando hanno chiesto a Wim Wenders perché avesse scritturato Peter Falk per il ruolo di se stesso nel “Cielo sopra Berlino”, lui ha risposto con una domanda: avete in mente qualcuno che risolve i problemi meglio del tenente Colombo? Uno così deve per forza essere un angelo. Sul set berlinese in cui era finito per caso, il personaggio Falk si rendeva conto di essere stato un tempo un angelo e di aver abbandonato le ali per precipitare finalmente in quel mondo che aveva osservato fino a quel momento da altezze sovrumane; giovedì sera l’uomo Falk s’è avviato sulla strada contraria.

Quando l’attore è morto nella sua casa di Beverly Hills, probabilmente non si ricordava più da anni chi fosse il tenente Colombo, l’altra metà di se stesso, il personaggio che nella mitologia cinematografica si è confuso con l’attore, quasi espropriandolo della sua personalità. Wenders sapeva bene già nel 1987 che Falk non avrebbe potuto essere nient’altro che Colombo e lo ha voluto così, se stesso perché un altro, con l’immancabile marchio di fabbrica del “c’è un’ultima cosa”, sipario che si apre sull’impossibile risoluzione del caso. Falk non aveva i tratti della superstar: diceva senza affettazione che era arrivato a Hollywood come un signor nessuno, che aveva fatto soltanto “un paio di show televisivi”, che di solito i registi lo scritturavano perché era alto, anche se non lo era. L’unica sua ambizione era quella di vivere più di ottantacinque anni, ma si è fermato a ottantatré. Dopo una lunga serie di operazioni dentistiche, nel 2007 la mente di Falk si è confusa in una misteriosa forma di demenza forse proprio accelerata da una reazione a qualche sostanza usata in sala operatoria. Ha perso la sua memoria proprio come il se stesso angelo aveva perso la coscienza della sua natura precedente. Le ultime immagini pubbliche sono il dramma di un uomo trasandato che si è perso per le strade di Los Angeles, conciato poco meglio dei “white trash” che spingono carrelli pieni di stracci nelle città della California.

Falk ormai non si ricordava più dell’impermeabile e del sigaro, delle battute entrate nella storia, degli Emmy e dei Golden Globe, dello sguardo obliquo che ha tenuto le generazioni attaccate allo schermo, e non si rendeva probabilmente conto del sordido dramma hollywoodiano che si stava consumando nella sua famiglia, con moglie e figlia in guerra per la sua custodia. Nel 2009 un giudice di Los Angeles ha deciso che la potestà spettava alla moglie Shera, mentre alla figlia Catherine veniva concessa una visita al mese. Mezz’ora di tempo che sarebbe scivolata via nella memoria violata del padre. Lui sarebbe tornato ai ritmi incontrallati nella sua casa convertita in atelier, alle cene nel cuore della notte, ai flebili ricordi che appena afferrati scivolano via fra le dita. Falk del resto il lavoro sistematico lo aveva bandito molti anni prima: “Se la nostra mente è concentrata, probabilmente il risultato sarà il solito cliché. Ma se riusciamo a distogliere la testa e i pensieri dal punto su cui stiamo lavorando, allora potrà venire fuori qualcosa di originale”.

In un certo senso la forza di Colombo era proprio l’antioriginalità: il tenente era l’espressione di una certezza inamovibile, come il sole, la rotazione terrestre, le tasse; tutto precipitato nell’immaginario della cultura popolare, nella vita poliziesca della casalinga. E la frase che diceva a tutti quelli che gli chiedevano come stava, “cerco solo di tirare a fine giornata”, ora ha un sapore agrodolce.